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Valle del Riale Robano


   Alcune visite nella Valle del Riale Robano...


 Dopo il precedente giro nei dintorni del Rio dei Porci (vedi questa pagina), ritorno in zona (un poco più a sud), per visitare alcuni alpetti in parte dimenticati nella Valle del Riale Robano, che scende alla piana Ossolana nei pressi di Cosa, frazione del Comune di Trontano.

a Mojachino...

  Come accaduto frequentemente, lo spunto per questo giro è dato dalla consultazione della Mappa Rabbini che riporta in questa zona, due alpeggi ancora non visitati, Corte dei Tigli e Cruppo Lepre; in verità in questo caso la mappa non è del tutto chiara riguardo la loro posizione, per localizzarli esattamente e sapere i nomi usati localmente per gli altri alpeggi, bisogna contattare la gente del luogo (in questo caso grazie a Gianpiero, anche lui interessato al recupero e conservazione dei giusti toponimi...)

 Comunque è l'occasione per una escursione in una zona poco frequentata a poca distanza da Domodossola, uno dei classici giri in cui si può cogliere il contrasto tra due mondi, camminando in ambienti solitari e a tratti anche impegnativi, con la vista della piana Ossolana e ascoltando i suoi suoni e rumori, contrasto ancora più accentuato in questa occasione, essendo partito a piedi dalla Stazione FS di Domodossola...

 In poco più di mezz'ora si può arrivare a piedi dalla città all'inizio del percorso (naturalmente è possibile usare gli autobus di linea (utilizzato al ritorno), ma giungendo col primo treno bisogna attendere circa 1 ora e mezza...).

 

 Link interni alla pagina : (Avvertenze...)

-1 Agli alpeggi e alla quota 1164 m.

-2 A Pra la Varda, la Colla e alla quota 1451 m.

-2 Alla Baita dei Premosei.

-4 Il Bocc du Genues.


  -1 Agli alpeggi e alla quota 1164 m. :

 Usciti dalla Stazione FS di Domodossola si va a sinistra e si imbocca Via Mizzoccola che supera il Toce sul ponte, si entra nel territorio del Comune di Trontano e alla rotonda si segue sulla destra Via Provinciale fino a incrociare Via Leopardi (sulla sinistra), la si segue uscendo così dalla trafficata strada asfaltata; poi la stradina diventa sterrata e in breve porta a Porcelli 255 m. paesino poco più a nord di Cosa, si segue Via Pizzo Menta per un breve tratto e poi si continua costeggiando il Rio dei Porci (i toponimi fanno naturalmente intuire che un tempo qui l'attività prevalente era l'allevamento dei maiali); si segue il sentiero e a un bivio si sale sulla destra (sud) per poi imboccare un canalino ripido (il Crot di Pörsc), dove si trovano resti di tratti gradinati.

 Si giunge su un poggio panoramico e il percorso prosegue su terreno meno ripido lungo la dorsale, raggiungendo l'Oratorio della Madonna delle Grucce da dove si traversa verso sud in direzione di Cosasca 548 m. qui si segue la bella mulattiera che scende, passando dalla Cappella di Runch, a superare il Riale Robano sul ponte (si vedono sui due versanti, i resti del muro che sorreggeva il vecchio ponte), e si arriva nei pressi della Chiesa di San Lorenzo, qui si sale lungo la mulattiera che porta ai nuclei di baite superiori.

 Arrivando in vista della Cappella di S. Antonio (o dei Salè) [foto 16], si lascia il percorso principale portandosi presso la Cappella dove si rinviene una traccia che traversa verso nord, supera un canalino, e sale a un primo alpeggio a circa 510 m. caratterizzato da una alta costruzione a tre piani, tipica di questa zona, qui siamo a Mojachino (un toponimo simile è riportato anche sulla Carta Siegfried, dove sembra riferito a un'area più vasta).

 Da questo alpeggio sono salito lungo la dosale dove si incontrano numerosi terrazzamenti, costruiti adattandosi alla morfologia della montagna (molto belli quelli della foto 23), tenere presente che le baite segnate sulla cartina Svizzera in questa zona, sono riportate con ottima precisione, si arriva così a quelle quotate 607 m. si tratta di Ai Ruscà (sui muri delle baite è scritto Alpe Soi, ma il toponimo corretto è appunto Ai Ruscà).

 Da Ruscà si continua traversando sul fianco della montagna seguendo una traccia di sentiero che poi sale per traversare il canale del Rivo Belma (tratto interessante, foto 31), e si arriva a circa 620 m. a un altro alpe caratterizzato da un grosso e lungo stallone, siamo a Cà Baulusch.

 Riprendo la salita del versante raggiungendo a circa 710 m. Corte dei Tigli, qui dovrebbe giungere anche un sentiero dalla zona di Cacciolo, a questo punto rimane ancora un alpe da vedere, quello segnato solo sulla Carta Siegfried, e posto sul versante nord che sale alla quota 1164 m. (la prima sommità della Costa dei Pianezzoli).
Panorama su Domodossola da Pra La Varda :
(Clicca sulla miniatura per vedere la panoramica)
Panoramica d iDomodossola da Pra La Varda...
 La cartina ben rappresenta un fascia rocciosa che sostiene il dosso su cui si trova l'alpe, in questa occasione l'ho aggirata traversando prima verso nord e salendo poi su terreno molto ripido tra roccette e rododendri (non ho trovato tracce di sentiero... può essere che il percorso usato ai tempi saliva invece aggirando le rocce sul versante sud), e si esce sul dosso dove si trovano i ruderi dell'alpe Cruppo Lepre a circa 910 m.

 

Link alla cartina ↓
...
 Da questo alpetto, in questa occasione c'è stato il tempo per qualche divagazione "esplorativa"; nei pressi si vedono alcune lievi tracce di sentiero (ma sono solo segni di passaggio di animali), una traversa verso sud e arriva fino al tratto dove iniziano alcune coste rocciose (visibili guardando dalla piana Ossolana), poi però proseguire appare impegnativo, mentre dalla parte opposta si può traversare e scendere a un primo canale senza particolari problemi, la risalita e il proseguimento sul versante opposto si fa via via delicata e rischiosa, e allora è meglio lasciar perdere... Guardando poi con attenzione il versante al ritorno, si vede un successivo canalino che in realtà appare come uno scivolo bagnato, all'apparenza non superabile....

 Tornato alla dorsale sopra l'alpetto a 910 m. allora non rimane che seguire l'ultimo dei possibili percorsi previsti, e cioè la risalita del versante verso la quota 1164, la prima sommità della Costa dei Pianezzoli; il terreno è un po' più impegnativo di quello che appare visto da lontano, non si trova solo bosco ma anche tratti rocciosi che si devono aggirare o superare cercando i punti deboli, non ho trovato tracce di sentiero, solo un taglio (probabilmente di un cacciatore), in un passaggio obbligato; la presenza della neve ha reso la salita più insidiosa ma è stata anche di aiuto perchè si potevano notare le impronte di un camoscio che faceva lo stesso percorso, e che naturalmente ho seguito...

 Si esce così sulla quota 1164 m. bella vista verso il Sasso Miscioi e la Valle del Rio di Menta; notevole lo sbalzo termico incontrato in questa occasione, giunto qui, dove batteva il sole di questa anomala giornata di marzo (sono stati rilevati 23/24 gradi sulla piana Ossolana...).

 Per la discesa si segue la bella dorsale panoramica che scende a Pra di Sopra, con piacevole percorso dove a tratti si trovano tracce del vecchio sentiero, si arriva a un poggio panoramico con bella vista verso Domodossola dove si trova le baite superiori di Pra di Sopra, continuando la discesa si giunge al nucleo principale del grosso alpeggio a ca. 830 m.

 (Da segnalare che sulla Mappa Rabbini, il toponimo Pra di Sopra non compare... è invece riportato Mura che risultava diviso in due gruppi di baite, per cui il nome Pra di Sopra potrebbe essere stato aggiunto in seguito...).

 Da Pra di Sopra si segue il sentiero che, passando da Cacciolo e San Lorenzo, poi prosegue la discesa verso Cosa.


 Immagini del 9 marzo 2017 - Difficoltà EE - Tempo per questo giro, circa 7 ore incluse le divagazioni...

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)

  -2 Pra La Varda, La Colla e la quota 1451 m. :

gatto alla finestra...

 Trascorsa una settimana dal giro precedente, ritorno in zona, questa volta sul versante opposto del canale del Riale Robano; come per il giro descritto sopra, partenza dalla Stazione FS di Domodossola verso Porcelli e salita alla Madonna delle Grucce, qui si segue il sentiero segnalato che sale passando davanti alle baite soprastanti, e continua lungo la dorsale.

 Avvicinandosi al poggio di Pra La Varda, si lascia sulla destra un rudere isolato nella boscaglia [foto 4], e si giunge al piacevole poggio panoramico di Pra La Varda 765 m. il cui toponimo fa capire che da qui si può ammirare una bella vista verso Domodossola e le montagne in direzione ovest; la zona è stata ripulita e sistemata negli ultimi anni (in verità durante un precedente giro, diversi anni prima, avevo notato solo la baita superiore, quella inferiore era nascosta nel bosco...), dopo un saluto al micio dell'alpe (al ritorno a Cosa ho poi incontrato la gentile signora proprietaria dell'alpe che saliva anche per rifocillare il "guardiano"...), si sale alla baita superiore dove si possono anche ammirare le piode che, anche con una certa eleganza [foto 21], facevano da recinzione...

 Il sentiero prosegue la salita sul fianco della dorsale per raggiungere il poggio de La Colla 906 m. verso sud si vede la quota 1164 m. e il dosso di Cruppo Lepre raggiunti durante la precedente visita; qui una traccia (che per il tratto iniziale è riportata sulla Carta Siegfried), prosegue la salita sul fianco della dorsale, il sentiero è poco visibile (solo nel tratto iniziale si trovano dei resti di muretti), ma sono presenti numerosi tagli che indicano il percorso, tagli che terminano presso il canale del Riale Robano.

 A questo punto, visto che nel precedente giro avevo salito la prima cima della Costa dei Pianezzoli, decido di risalire anche la successiva quota 1451 m. il percorso è sempre molto ripido ma ci sono quasi sempre delle piante a cui aggrapparsi, la poca neve presente a partire dai 1300 m. ha reso la salita a tratti insidiosa, ma si arriva comunque sulla quota 1451 m. verso est si vede la quota 1728 m. che sorregge il pianoro dell'Alpe Nava, di fronte la Valle del Rio di Menta, dove, in questa stagione si possono ben individuare alcuni alpeggi, Sottosasso di sotto e la misconosciuta Alpe La Pioda.

 Si segue la dorsale che passa dal rudere ormai azzerato dell'Alpe Pianezzoli (questa zona, tra i ruderi e la quota 1451 m. è chiamata anche Mot Selva Negar), e poi scende verso sud-ovest, si prosegue cercando anche i tagli che indicano il giusto percorso; si passa dall'intaglio dove si trova un tratto "costruito" (sempre bello e suggestivo questo passaggio della "scaletta"...), qui un tempo era presente un cancello messo in loco per impedire alle capre di "sconfinare", e anche per questa ragione questo punto è chiamato localmente "La Portea"...

 In seguito, poggiando sul versante della Valle del Rio di Menta si scende al colletto prima della quota 1164 m. da qui, il percorso migliore (e senz'altro consigliabile), è quello di risalire la quota 1164 m. e scendere lungo la panoramica e piacevole dorsale verso Pra di Sopra, ma avendolo già percorso la settimana precedente, decido di seguire il percorso del vecchio sentiero che scende e traversa sul fianco sud.

 Il sentiero è praticamente quasi del tutto scomparso, solo in un paio di tratti si trovano dei resti (scalini), si passa dal rudere sotto la parete rocciosa e poi si continua traversando lungamente senza perdere eccessivamente quota, in questo tratto ho ritrovato una parte del vecchio percorso, però ormai infestato dai rovi, poco prima di arrivare a Pra di Sopra ca. 830 m. da dove, seguendo il solito sentiero, si scende verso San Lorenzo, che però si può anche evitare; prima di giungere alla Chiesetta si trova una scorciatoia sulla destra che poi si congiunge con la mulattiera che traversa verso Cosasca; in questa occasione l'ho seguita appunto in direzione di Cosasca, poi, poco dopo il ponte sul Riale Robano, e poco prima di arrivare alla prima baita, si trova un'altra scorciatoia non segnalata sulla sinistra che in basso, presso la baita di foto 66 si collega con il panoramico sentiero che scende a Cosa a fianco del Riale Robano.

 Immagini del 15 marzo 2017 - Difficoltà EE - Tempo per questo giro, circa 7 ore incluse alcune divagazioni...

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)

 -3 Alla ricerca della Baita dei Premosei...

 Dopo quasi tre anni dall'ultima visita, era tempo di tornare sull'interessante e poco visitato versante a monte di Cosa e Cosasca, rimaneva da cercare un ultimo rudere, i resti di un baitello chiamato Baita dei Premosei... (Baita dei Premosellesi, questo perchè era stata utilizzata in passato da alcuni boscaioli di Premosello durante i lavori di taglio della legna in questa zona).

 Non si avevano informazioni precise sulla sua collocazione, si sapeva solamente che si trovava sul versante che sale alla quota 1451 m. e su questo versante, sia guardando le curve di livello sulle mappe, sia osservando il versante, sembravano esserci solo un paio di zone (un poco "pianeggianti") adatte alla costruzione di un alpetto, lo si intuisce anche osservando il versante dal prato di Pra la Varda (foto 25) da dove si vedono un paio di zone boscose tra i salti di roccia (comunque non è certo il caso di scrivere troppi dettagli a riguardo, ben sapendo che i potenziali interessati a questo giro sono veramente pochi, e che quei pochi sono in gradi di muoversi autonomamente).

 In questa occasione con Andrea partiamo da Porcelli salendo inizialmente il sempre interessante canalino del Crot di Pörsc e si nota che il "sentiero" è stato sistemato nel 2017 proprio poco dopo l'ultima visita quando ero salito alla quota 1451 m. bisogna dire che il lavoro è stato eseguito bene, senza troppi manufatti "moderni" cercando appunto di preservare il vecchio percorso, e l'autore dei lavori ha anche inciso la data (2017) accanto a quella più antica del 1896, una sorta di "passaggio di consegne", e chissà se tra un centinaio di anni ci sarà ancora qualcuno che verrà qui a sistemare questo percorso...

della Baita di Premosei

 Come per il giro precedente verso la quota 1451 m. (vedi sopra), si arriva al canale del Riale Robano e traversiamo in salita puntando prima al colletto con neve avvistato durante la salita; seguiamo inizialmente una traccia di animali (si notano alcune piante la cui corteccia è stata mangiata...), poi con alcuni passaggi ripidi e scomodi traversiamo alla base di un versante roccioso per infine salire a raggiungere l'invitante colletto dove però non era presente alcun rudere...

 Scendiamo allora lungo il percorso seguito all'andata fino al più tranquillo bosco sottostante il poggio visitato, e proviamo a scendere traversando nel contempo verso ovest, raggiungendo così il minuscolo rudere della Baita dei Premosei a circa 1080 m. questo era solamente un ricovero di fortuna (quasi certamente non aveva nemmeno il tetto), la cui costruzione era stata facilitata dalla presenza di numerose piode su questo versante di dimensioni adeguate per la costruzione di un baitello, e forse per qualcuno la fatica e l'impegno profusi per trovare questo misero rudere non sarebbero giustificati, ma naturalmente per noi non è così...

 Dalla Baita dei Premosei traversiamo ritornando in direzione del canale del Riale Robano rimanendo più o meno alla stessa quota, e in questo tratto troviamo vaghe tracce di un vecchio sentiero che certamente conduceva proprio alla baita...

 Non eravamo comunque del tutto certi che il rudere trovato fosse quello "giusto" (anche perchè le aspettative erano per una costruzione di maggiori dimensioni), ma scendendo a Pra la Varda ecco che, per una fortunosa coincidenza, vediamo il camino che fuma, segno della presenza di Gianpiero (conosciuto ormai diversi anni prima in Valgrande, a Cà di Gubitt), il quale ci conferma che l'obiettivo di questo giro era stato raggiunto...

 Dopo una piacevole sosta accanto alla stufa (e a una bottiglia di vino...), con l'unica nota dolente, la notizia che il micio visto nel 2017 non c'è più), torniamo a Porcelli lungo il percorso seguito all'andata.


  Tempo per questo giro, circa 8 ore e mezza, naturalmente incluse soste e divagazioni....

    Febbraio 2020 - Percorso impegnativo.

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 -4 Il Bocc du Genues...

 Quando si pensa di avere ormai "esaurito" le possibili escursioni che una certa zona possa offrire, ecco che può capitare di "scoprire" qualcosa di nuovo che subito rinnova l'interesse e la voglia di tornare...

 Al ritorno dal giro alla Baita dei Premosei (vedi sopra), parlando con Gianpiero a Pra la Varda, ecco che scopriamo la presenza di un impegnativo percorso di cacciatori che sale lungo un itinerario a tratti obbligato, il versante in una zona in buona parte rocciosa e apparentemente impraticabile, un percorso che passa dal Bocc du Genues (il buco del genovese...), una apertura nella roccia sormontata da una sorta di ponticello su cui si deve passare, e naturalmente bisognava tornare a cercarlo...

 Non si hanno notizie sulle origini di questo curioso toponimo, la logica farebbe supporre che in tempi remoti sia passato in quel punto qualcuno di origini liguri, e magari sia accidentalmente caduto proprio nel Bocc facendo di conseguenza una brutta fine...

 Con Andrea partiamo dalla moderna Chiesa di San Giuseppe Artigiano a Cosa (consacrata nel 1965, parcheggio nelle vicinanze), saliamo a San Lorenzo e, come per la prima visita in questa zona, lasciamo il percorso segnalato di fronte alla Cappella di S. Antonio (o dei Salè) che raggiungiamo, proseguendo sul sentiero che porta a Mojachino 510 m. (dove vediamo i primi Campanellini fioriti).

 Risalendo tra i terrazzamenti, la dorsale sopra Mojachino si arriva ai 607 m. di Ai Ruscà, poi si continua traversando sul fianco della montagna seguendo una traccia di sentiero che poi sale per traversare il canale del Rivo Belma (toponimo presente sulla Rabbini, sempre bello questo tratto...), e si arriva a circa 620 m. a un altro alpe caratterizzato da un grosso e lungo stallone, siamo a Cà Baulusch, risalendo il versante soprastante, si raggiunge a circa 710 m. Corte dei Tigli.

 A questo punto ritorniamo verso sud seguendo inizialmente la traccia di sentiero che arriva da Cacciolo e Ai Ruscà, scendendo al canale del Rivo Belma dove troviamo una traccia di animali che sarà quasi sempre presente lungo il percorso (e perciò, come al solito, molto utile...), saliamo sul fianco sinistro idrografico del canale dove troviamo un muretto il cui scopo non è chiaro (forse una carbonera, o una costruzione legata a qualche teleferica...).

 Il percorso di salita è quasi sempre molto ripido, e fortunatamente, in questa occasione il terreno era in condizioni ideali (solo nel tratto finale il terreno era in parte gelato), e si arriva (foto 32 e 33) al passaggio panoramico del Bocc du Genues (in verità della presenza del buco ce ne siamo accorti dopo averlo superato sul "ponticello"...).

sulla cresta...

 Sempre seguendo la vaga traccia di animali, si sale prima a fianco di una parete e poi in una strettoia rocciosa dove inizialmente sono presenti delle radici sporgenti dal terreno, che sono di grande aiuto (superata la strettoia si vede che probabilmente c'era la possibilità di aggirala... ma è più interessante salire direttamente), e si arriva su un primo poggio, ma i tratti impegnativi e piuttosto ripidi non sono certo terminati, in realtà il percorso continua quasi sempre così fino alla dorsale...

 Più in alto si passa da un altro poggio panoramico e in seguito si trova un pino (pianta non comune su questo versante), che potrebbe servire da riferimento osservando il versante da lontano, e infine, dopo qualche tratto un poco insidioso su terreno gelato, si sbuca finalmente sulla tranquilla dorsale nel tratto iniziale della Costa dei Pianezzoli (dove il pallido sole comunque riesce un poco a riscaldare).

 Dopo aver salito la dorsale fino alla cima di quota 1164 m. (da dove si ha una bella vista verso la Valle di Menta (Link) e l'innevata cima della Punta I Pisoni salita durante un precedente inverno (Link); scendiamo poi lungo la sempre piacevole dorsale raggiungendo prima le baite superiori di Pra di Sopra, e poi quelle inferiori che visitiamo con calma scoprendo così (come sempre accade...), qualche nuovo particolare interessante.

 Ritorniamo alla piana Ossolana seguendo il percorso segnalato che scende nei pressi della bella cascata (anche se in questa stagione con poca acqua), del Riale Robano.

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Tempo per questo giro, circa 7 ore incluse le divagazioni.   Percorso impegnativo.

   Febbraio 2020.

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)
L'immagine sottostante è stata ripresa dal treno al ritorno dalla prima visita su questo versante nel 2017,

legenda : BG = Bocc du Genues, CL = Cruppo Lepre, BP = Baita dei Premosei. versante visitato

sulla cresta...

alla porta...