Visita a Premosello Chiovenda, Colloro e Cuzzago...



 


 Bisogna risalire a prima dell'anno mille per trovare il primo documento che menziona Premosello, precisamente all'anno 908 quando Berengario I Re d'Italia diede in feudo al Visconte Gariardo di Fontaneto le terre di questa zona, il paese allora si chiamava Bramosello... Comune autonomo già da prima del 1500, assunse la denominazione di Premosello Chiovenda nel 1959, per ricordare uno dei maggiori esponenti della dottrina giuridica italiana, Giuseppe Chiovenda (1872-1937), nato appunto a Premosello (vedi questa pagina).

   Il 1572 fu un anno importante nella storia di Premosello, il 4 novembre il Duca di Milano Filippo II chiamato Filippo il Prudente, che era anche Re delle due Sicilie, Re di Spagna, Re di Sardegna e Corsica, Re del Portogallo, e così via... (una lista di titoli infinita, : Link), firmò un documento su cui erano riportate alcune norme di comportamento riguardanti gli abitanti e gli amministratori del territorio, erano gli Statuti della comunità di Premosello che, una volta approvati, furono letti (traducendoli dal latino al dialetto) alla popolazione di Premosello riunita nella piazza della Chiesa.  

 Diversi gli articoli riguardanti le norme di comportamento degli "amministratori", alcune delle quali forse sarebbero adatte anche ai giorni nostri, sempre così litigiosi... ad esempio durante la riunione del consiglio comunale, gli argomenti dovevano essere discussi nell'ordine del giorno stabilito, se qualcuno parla di altre cose prima di aver deliberato sul punto in questione, multa di mezzo scudo d'oro; nessuno può allontanarsi prima del termine del consiglio, altrimenti multa di mezzo scudo d'oro; i consiglieri devono parlare uno per volta, ai contravventori sempre mezzo scudo d'oro da pagare, e così via... (la sanzione pecuniaria sembra essere da sempre, naturalmente solo nel caso che venga effettivamente messa in pratica, il deterrente migliore...).

 Mentre per il popolino le norme riguardavano in particolare l'allevamento e le coltivazioni, visto che era questo che permetteva la sopravvivenza, ad esempio il divieto di pascolare le capre nei boschi (multa di trenta soldi imperiali per ogni capra), obbligo di tenere al guinzaglio i cani durante la vendemmia... (la ragione di questa norma in verità non è chiara, comunque multa di dieci soldi), divieto di asportare sterco bovino dai poderi, divieto di raccogliere lumache dal 1° ottobre al 1° aprile, e così via...

 C'è anche qualche norma curiosa o che rispecchia il modo di vita di quei tempi così lontani, come il divieto di portare i bambini in Chiesa in tempo di messa, l'obbligo di essere disponibili per lavori comunali, obbligo di mandare una persona per ogni casa alle litanie... (multe sempre di 10 soldi o a volte anche di 20, mentre la sanzione per chi bestemmiava era di ben 40 soldi).

 

 Premosello è una delle "porte" di ingresso più frequentate per il Parco della Valgrande, l'area appartenente al comune di Premosello scavalca la Colmi e scende fino Rio di Val Gabbio (in verità è stato Cuzzago a "portare in dote" buona parte del territorio sul versante Valgrandino quando ha cessato di essere Comune autonomo nel 1928 diventando frazione di Premosello); la montagna alle spalle del paese era naturalmente fondamentale per la vita e la sussistenza degli abitanti, non a caso vicino al Riale che traversa Premosello si trova un Monumento all'Alpigiano...

 In questa occasione, una interessante e piacevole visita a Premosello e Colloro accompagnato da una "guida locale", l'amico Giorgio Arcioli, in questo modo (andando con qualcuno del posto), è possibile vedere la gran parte dei luoghi più significativi, degli angoli più interessanti dei paesi, dedicando alla visita un tempo relativamente breve senza divagazioni inutili, assieme a un premosellese è anche possibile capire esattamente quali sono i "confini" dei Cantoni in cui è suddiviso l'abitato...

 Una rinomata e caratteristica manifestazione premosellese è il Palio degli Asini che si svolge a ferragosto, il cui primo riferimento documentato risale al 1946 (ma si hanno notizie di corse degli asini già nel 1920/1930), e riguardo ai Cantoni, una possibilità di "vedere" appunto in che modo l'abitato è suddiviso, è proprio il Palio, perchè in questa occasione il paese è addobbato con i caratteristici colori (sempre abbinati al bianco), che identificano i Cantoni (vedi la foto 3 del Cantun Crusèta con il suo color fucsia...); in funzione del Palio, i Cantoni risultano dieci (incluse le frazioni di Colloro e Cuzzago) : Copia, Crusèta, S. Anna, Centro, Gesa, Casascia/Arbocelli/Flecc, Vagna e Gabbio.

 Link interni alla pagina:   Colloro   -   Cuzzago   -   Ricordi del passato...

 

 Bibliografia: Aria di casa nostra - Terza edizione a cura di Pier Antonio Ragozza - Comune di Premosello Chiovenda - 2019

 (Le immagini "d'epoca" sono state recuperate da Giorgio Arcioli).

 Link: Comune di Premosello Chiovenda
 Link ai PDF di Giorgio Arcioli riguardanti Premosello e dintorni: 2019 - Chiese, Cappelle, Osterie link al file PDF       2018 - Alpeggi link al file PDF


 
   A Premosello Chiovenda :

 L'aspetto "religioso" in passato era naturalmente importante (basti ricordare che, intorno all'anno mille, il "proprietario" della Contea dell'Ossola, e quindi anche di queste terre, era il Vescovo di Novara...), numerose sono le Cappelle presenti sul territorio (alcune decine...), e vennero costruite diverse Chiese di cui qualcuna è ora scomparsa, oppure sconsacrata (è c'è anche l'Oratorio in località Gaggiolo che non fu mai completato e perciò mai consacrato).

 Sulla facciata dell'Oratorio di S. Anna, nel Cantone omonimo, è riportata la data 1729 ma ma l'inizio della sua costruzione risale al 1528, poi consacrato nel 1596, la sacrestia fu "ridotta" in modo da poter allargare l'adiacente strada che sale a Colloro; sempre per la costruzione di una strada nel 1804 (quella principale), l'Oratorio di S. Antonio è ora praticamente scomparso.

 Presso il cimitero si trova la settecentesca Chiesa comunale di S. Agostino (Link), appunto di proprietà del Comune di Premosello Chiovenda... in località Chiesa c'era il piccolo Oratorio di S. Rocco (ora sconsacrato) costruito nel 1629 dopo l'epidemia di peste dell'anno precedente, e infine la Chiesetta dell'ospedale che fu aperta al culto nel 1934.

 Così era descritto il paese dal Casalis nel 1847 sul "Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" :

PREMOSELLO, (Premosellum) com. nel mand. di Ornavasso, prov. di Pallanza, dioc. e div. di Novara.
Dipende dal senato di Casale, intend. prefett. ipot. insin. di Pallanza, posta di Ornavasso.

Sta sulla grande strada del Sempione che vi corre dirigendosi da ostro a ponente. La sua giacitura è alle falde del Pizzo delle Pecore, sulla sinistra sponda del Toce. Gli soprastà il balzo detto l'alpe Quagione, nella parte orientale vi si aderge l'alpe della Colma ed evvi la valle Intrasca.

Molti rivi e parecchi torrenti che scendono dalle circostanti montagne irrigano il suolo di Premosello che perciò abbonda di pascoli con cui i terrazzani possono mantenere numeroso bestiame i cui prodotti sono la loro precipua ricchezza.

La scarsa quantità dei cereali che vi si raccoglie può appena bastare agli abitanti per sei mesi dell'anno. Premosello è distante due ore di cammino da Ornavasso e cinque ed un quarto da Pallanza.

I terrazzani di questo comune sono per lo più robusti costumati ed affaticanti. Le loro relazioni commerciali sono massimamente in Ornavasso che in forza di R. patenti interinate dalla R. camera il 9 settembre 1796 otteneva la facoltà di tenere un mercato nel lunedì di ogni settimana.

Si adoprano i pesi e le misure di Milano, è in corso la moneta milanese. Premosello era già compreso nella signoria di Vogogna e Nativo di questo villaggio è il dotto e benemerito D. Camillo Bionda, già lettore di filosofia in Roma e quindi missionario apostolico in Egitto.
Alla generosità e allo zelo di lui è dovuta l'erezione della parrocchia di Cosasca, eseguitasi dopo molte difficoltà dall'eminentissimo cardinale Morozzo vescovo di Novara agli 8 di giugno dell anno 1826. Popolazione 1590

 La Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta (Link), risale al 1617 (ma una costruzione era presente già dal 1300), è posta dove un tempo erano le ultime case del paese, che in seguito si è espanso verso sud nei pressi della statale del Sempione, all'interno si notano alcuni arredi in legno in stile barocco, in particolare il pulpito; sul soffitto del sagrato della Chiesa, oltre all'affresco raffigurante il venerabile Padre Generoso Maria Fontana (l'uomo di Chiesa certamente più rappresentativo di Premosello e Colloro), si vede anche quello di un Santo che ancora non conoscevo: San Teodoto martire, Tavernaio di Ancira, protettore dei commercianti di vino... (a conferma che veramente ogni categoria ha il suo Santo protettore...).

 Festa patronale (dell'Assunta) a Premosello Chiovenda, il 15 agosto.

 Prima dell'anno mille in Ossola erano presenti tre pievi (così erano chiamate nel medioevo le circoscrizioni ecclesiastiche minori dell'Italia settentrionale, con una Chiesa principale con il battistero, e parecchie altre "succursali" con Chiese minori e Cappelle), Mergozzo, Vergonte e Domodossola; Premosello dipendeva da Pieve Vergonte, e così, ad esempio in occasione dei battesimi, ecco che i piccoli venivano portati nel gerlo fino a Vogogna (magari partendo anche da Capraga dove un tempo vivevano stabilmente numerose famiglie), e da lì in barca sul Toce per ricevere appunto il Sacramento a Pieve Vergonte... (Pieve Vergonte perse la sua importanza a causa di due disastri naturali, il primo nel 1250 quando a causa di una alluvione il Torrente Marmazza distrusse gran parte del paese, il colpo di grazia ci fu poi nel 1328 a causa di una frana caduta dalla zona di Drocala in Valle Anzasca che aveva ostruito l'Anza il quale, rompendo poi la diga, giunse a valle deviando dal suo corso naturale provocando così ulteriori disastri allo sbocco della Valle Anzasca).
 Tra gli affreschi che si possono trovare a Premosello, in pratica tutti a carattere religioso, ce n'è uno piuttosto interessante, di altro genere, del XVI secolo: il "Soldato Spagnolo"... che si trova in un luogo abbastanza "nascosto" dove è difficile arrivarci anche casualmente, inoltre l'affresco si presenta in condizioni abbastanza degradate, però e possibile ammirarlo come poteva essere in origine, grazie a un restauro virtuale effettuato da Roberta Falcioni, un'opera di 270 x 120 cm esposta a Casa Fontana Rossi.


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 Nei pressi della Chiesa, accanto al Battistero si trova il campanile alto 23,81 metri, il campanin piatt.. così chiamato (anche in senso diciamo scherzoso, dagli abitanti dei paesi vicini, come quelli di Colloro che contrapponevano il loro slanciato e alto campanile...), perchè nel 1918 il tetto era crollato, e dopo averlo provvisoriamente sostituito con una terrazza, alla fine così è rimasto in modo definitivo.

 In piazza XXIX agosto di fronte a Casa Fontana Rossi (Link, una delle case signorili del paese), si trova una delle numerose fontane di Premosello, e sul piccolo obelisco al centro si notano due maialini... sono i Pörsc che è il soprannome di quelli di Premosello; quello dei soprannomi paesani era una cosa abituale un tempo (ora si è quasi persa), quelli di Cuzzago sono i Cani, mentre a Colloro sono i Gatti (Ghètt)... (anche a Cuzzago si può vedere in piazza, vicino alla Chiesa, un obelisco sormontato da un cane, mentre a Colloro non ho visto statue di gatti...); a Vogogna ci sono i Lupi (Lùù), a Fomarco i Canascètt, a Piedimulera i Taböi, a Pallanzeno i Magugnàtt, ad Anzola gli Sprasìt, a Megolo i Maulit, a Loro i Bèbi, a Rumianca i Bascariol, e così via per tutti i paesi dell'Ossola...
 Una delle principali fonti di reddito era naturalmente l'allevamento del bestiame, e di conseguenza la trasformazione del latte in formaggio era fondamentale per l'economia locale, e si arrivò ad avere ben tre latterie... si lavorava una media di 300 litri di latte al giorno, sono state calcolate 60.590 forme di formaggio prodotte dal 1882 al 1969... Le latterie lavoravano a turno nei mesi estivi, da questo la denominazione Latteria Turnaria.  Oggi è rimasta in funzione la II Latteria Turnaria Cavour, che ha ripreso l'attività nel 2001 naturalmente adeguandosi ai tempi moderni con le relative tecniche e procedure, ma mantenendo la stagionatura nella cantina di una volta...

 Da menzionare naturalmente la Società Cooperativa Elettrica Procolloro (il "sito ufficiale": Link), costituita nel 1919 inizialmente con lo scopo di portare energia elettrica appunto alla frazione di Colloro, poi nel 1929, costruita la piccola centrale, iniziò la produzione dell'energia elettrica utilizzando l'acqua del Rio del Ponte fornendo energia così anche a Premosello (e per un periodo anche a Vogogna).

 Uno dei "quartieri" più antichi di Premosello Chiovenda è quello di Vagna, dove si può ammirare la casa più vecchia del paese (Cà d'Tamunin) con la sua caratteristica architrave con incise, oltre alla grande Croce centrale, a sinistra una Croce doppia e a destra una insolita incudine che dovrebbe richiamare i Ferrari, la fazione politica fedele ai Ghibellini, contrapposta agli Spelorci dell'Ossola superiore, fedeli ai Guelfi... (periodo 1200/1300).

 Se qualcuno a Premosello avesse bisogno di un riferimento preciso come quota altimetrica, ecco che presso il campanile si può trovare un caposaldo di livellazione di alta precisione (foto 165 / 168) messo in loco dall'Istituto Geografico Militare nel 1953 (Link), la quota è di 218,9842 m. sul livello del mare (mm più mm meno, la misura risale al 1953 e può essere che nel frattempo il terreno si sia abbassato o alzato appunto di qualche millimetro...).

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   Ricordi del passato...

 Alcune immagini del tempo passato, per mantenere viva la memoria di quei tempi ormai lontani... (Fotografie di Giovanni Primatesta, grazie a Giorgio Arcioli per averle recuperate).

 La prima foto riguarda la Cappella che quasi un secolo fa era presente a Lut (Lutto) nel giorno dell'inaugurazione il 21 settembre 1924, come spesso accadeva inizialmente si realizzava una Cappella, poi nei tempi successivi veniva magari ampliata, e infine si costruiva un Oratorio o una Chiesa; la seconda foto risale al 1922 ed era il giorno della festa all'Oratorio di San Bernardo a Biogno.

 Le tre immagini successive ritraggono le ultime abitanti stanziali di Biogno-Capraga, la Silvia (la penultima residente, scomparsa nel 1962), che comunque per un periodo, come molti altri Ossolani, fu costretta ad emigrare in Svizzera per lavoro, e la Clotilde (Tilde) sorella di Silvia e ultima residente (scomparsa nel 1965), con Tilde si vede il pittore di Colloro Aldo Primatesta (fratello di Giovanni).

 E poi una bella immagine di Elia e Luisa Pella a Sastermi (Sasso Termine) nel 1993, il Lia aveva trascorso una vita in Valgrande, una vita di fatiche e di disagi come era stato per suo padre e suo nonno (il nonno aveva il suo stesso nome); in una occasione il papà del Lia (il Pep du Lia) dovette portare fuori dalla Valgrande il genitore malato uscendo in Val Vigezzo, trasportandolo a spalla nel scivròn... oggi la Valgrande è vista e vissuta in un altro modo, quasi un "parco dei divertimenti" per gli escursionisti, ma la "vera" Valgrande era un'altra cosa... e credo sia giusto riproporre quanto già scritto nella pagina della Vegia dul Balm :

 La Valgrande è un luogo bellissimo... per gli escursionisti che vi rimangono uno o alcuni giorni, ma per chi ci si recava un tempo per "vivere", era differente, erano condizioni di vita molto "dure"... Si possono immaginare ascoltando le testimonianze di Attilio Tradigo, che lavorò alle teleferiche per il trasporto del legname, e sua moglie Piera, in un bel documentario trasmesso nel 1999 dalla TSI (Link).

 Emblematiche, a questo proposito, le parole di Piera Tradigo che era alpigiana in Valgrande :

 "...ripensandoci, erano momenti tristissimi in Valgrande ... era un lavoro pesante, faticoso... la Valgrande è brutta, bruttissima..."
   Clicca sulle miniature per vedere l'immagine ingrandita.


   A Colloro (Clor) :

 Anche Colloro in modo simile a Premosello, è diviso in vari "rioni", Clor d'là ad ovest, poi Canvàl, Prè Grosa, Grapún, Piènsc, Sàca, San Gutard, Culmègna e Canova che, a dispetto del nome, è forse il nucleo più "antico" del villaggio; il toponimo Clor pare derivi da corylus o colorus nome riferito al nocciolo, mentre sui primi documenti in cui è segnalato il villaggio (1389), era scritto Collorio...

 Una cosa interessante che si nota a Colloro è il fatto che gran parte delle abitazioni aveva un forno (ne sono presenti alcune decine...), lo si nota passando tra i vicoli dei nuclei che si sono maggiormente "conservati", all'esterno si vede la caratteristica bassa costruzione semicircolare... naturalmente un tempo doveva esserci anche qualche forno comunitario come capita spesso di vedere in diversi luoghi in Ossola.

 A Clor d'là si trova la casa natale del venerabile Padre Generoso Maria Fontana, la Cà du Scianz dove nacque nel 1729, era il settimo figlio di una numerosa famiglia (le famiglie con molti figli erano la norma una volta, anche perchè la mortalità infantile era elevata), fu mandato a studiare inizialmente ad Arona alla "Scolastica Maggiore" scuola fondata nel 1602 dal Cardinale Federigo Borromeo (cugino di San Carlo la cui nota statua, il San Carlone, era stata da poco ultimata dopo 84 anni di lavoro iniziati nel 1624...), in seguito andò ad Assisi tra i novizi francescani, morì ad Amelia (Terni) nel 1804 in "fama di santità".

 Girando tra le strette vie di questa zona di Colloro si può ammirare l'interessante affresco di Cà d'Marcèt, mentre il seicentesco torchio purtroppo non è visibile trovandosi in una abitazione privata solitamente non accessibile, ma lo si può vedere in qualche immagine recuperata da Giorgio Arcioli (foto 117 / 120), adiacente al torchio è presente anche una macina (questo "abbinamento" lo si è visto anche in altri luoghi, era più comodo e logico riunire questi "attrezzi" in un solo stabile), la macina era usata ad esempio per le noci...

 Sempre a Clor d'là si trova l'unica ghiacciaia di Colloro, era posta nella cantina della vecchia Osteria di Cà d'Martin dove il locale visibile nelle foto 122 e 123 veniva quasi riempito di neve (le larghe piode visibili nelle due immagini, a quei tempi non erano presenti), poi in una sorta di "buco" in terra veniva conservata altra neve utilizzata per mantenere bassa la temperatura ancora più a lungo... (foto 121 / 124).

 Spostandosi verso la Chiesa si passa presso il "Circolino" locale di modeste dimensioni rispetto al rinomato Circolo di Colloro, e qui si può vedere una cosa curiosa... in terra all'ingresso, alzando un piccolo sportello di ferro si vede una apertura con la quale (forse con una sorta di tubo), veniva trasferito il vino nella cantina sottostante (vino portato qui forse nelle damigiane oppure più probabilmente con la Brènta); a Colloro erano naturalmente presenti altre osterie e locande.

 Giunti in Piazza XIV Aprile dove sale la strada verso il Bacino del Rio del Ponte e Lut, si vede l'alto campanile e la Chiesa di San Gottardo, lo scritto su un registro sopravvissuto al passare del tempo ricorda l'inizio dei lavori : "A memoria del cominciamento della prima pietra per il campanino di Colloro, è stata posata il giorno della Ramoliva, il 24 marzo 1844"... altezza del campanile: 32,55 metri (inclusa la Croce), le campane furono installate intorno al 1850 (4 campane, a cui fu aggiunta una quinta nel 1966).
 Le prime notizie sulla Chiesa di San Gottardo risalgono al 1500 quando era presente una primitiva costruzione che poi, come avviene solitamente, nel corso dei secoli è stata ampliata e modificata, il portico originale con due colonne è crollato nel 1888 a causa di una grande nevicata, e fu sostituito l'anno successivo da quello visibile attualmente, a quattro colonne.

 Festa patronale alla Frazione Colloro (San Gottardo) il 4 maggio.

 Portandosi nella zona di Prè Grosa e del Grapún (ma anche nella zona di Piènsc), si possono vedere oltre alle abitazioni ristrutturate, anche case "d'epoca" come la Cà d'Sass con i suoi affreschi, e poi i caratteristici forni; procedendo poi verso est si arriva al rinomato Circolo Operaio Cooperativo di Colloro la cui fondazione risale al 1903, inizialmente ci furono 80 soci, mentre il massimo raggiunto fu di ben 200 soci; proseguendo oltre il Circolo ci si porta nella zona di Sàca e Culmègna, da dove, ritornando invece verso ovest si giunge a Canova che è risultata una delle zone zone più interessanti di Colloro.

 A Canova oltre al bell'affresco del 1670 a Cà d'la Muta, naturalmente bisogna segnalare la nota Cà Vegia, l'antica casa per la quale è in programma il recupero quale museo dove saranno conservati oggetti di uso comune della vita domestica di un tempo; nelle vicinanze si può ammirare l'Antico Lavatoio, ancora in ottime condizioni dove l'acqua continua a scorrere nonostante da tempo nessuno (forse..), vi lavi più i panni; è uno di quei lavatoi "raso terra" dove ci si deve inginocchiare per lavare i panni (se ne può vedere uno molto bello ad Anzola), e perciò non doveva essere troppo comodo... invece si nota una certa "finezza" nella realizzazione del muro alle spalle del sedile, e cioè una "rientranza" in modo che fosse più comodo poggiare la scivera con cui probabilmente le donne portavano i panni da lavare...

 Link: Inverno in Clor (di Luca Chessa, su Vimeo).

 La prima immagine riguardante Colloro risale ad alcuni anni fa quando, durante i numerosi giri in zona partendo dalla stazione di Premosello, arrivando a Colloro mentre i primi raggi del sole illuminavano il campanile della Chiesa di San Gottardo, capitava sovente di incontrare, lungo la stradina oltre il Circolo, un anziano signore (ora scomparso), mentre accudiva alle sue capre, e trovo sempre bella e malinconica questa foto raccolta mentre si incammina con la scivera in spalla, immagine emblematica di un mondo, un modo di vita ormai quasi scomparso...

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   A Cuzzago (Cusciagh) :

 In una delle sue numerose guide, il Brusoni nel 1892 liquidava in poche righe la descrizione di Cuzzago : " Cuzzago è un villaggio che non ha alcunchè di rimarchevole, il suo abitato è sparso su esteso territorio a vitigni, ai piedi dei dirupi del Pizzo di Proman. " personalmente non sono ovviamente d'accordo con questo lapidario giudizio...

 Nel 1923 fu emanato un Regio Decreto che, modificando le normative, cercava di favorire l'unione dei comuni su base volontaria, ma visto che la cosa non aveva avuto l'effetto sperato a causa dell'inevitabile campanilismo dei piccoli comuni (dopo quasi cento anni, le cose non sono molto cambiate...), nel 1927 fu emanato un Regio Decreto Legge (il n. 387) che dava facoltà al governo di decidere in questo senso, e nell'arco di due anni furono soppressi o aggregati ad altri ben 2184 comuni; Cuzzago fu uno di questi diventando così nel 1928 Frazione di Premosello (portando così al Comune di Premosello anche le terre che alcuni di Cuzzago possedevano in Valgrande); si può dire che, in un certo senso, l'artefice di questa unione fu proprio un cuzzaghese... visto che, come naturalmente capitato anche in molti altri comuni a quei tempi, qualche anno prima era stata concessa la cittadinanza onoraria di Cuzzago a Benito Mussolini allora Capo del Governo...

 A Cuzzago, riguardo l'accorpamento dei comuni, si era pensato invece a una differente soluzione, e cioè una unione con Anzola e Migiandone, dando così vita a un Comune che si sarebbe chiamato Trino Ossolano... ma la cosa non andò in porto.

Così era descritto il paese dal Casalis nel 1839 sul "Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" :

CUZZAGO, CUGIAGO, CUCIAGO, (Cutiacum) com. nel mand. di Ornavasso, prov. di Pallanza, dioc. e div. di Novara.
Dipende dal senato di Casale, intend. prefett. ipot. insin. di Pallanza, posta di Ornavasso.

Giace alla sinistra del Toce in distanza di sette miglia dal capoluogo di provincia. Una strada comunale scorge verso levante pel tratto di un miglio e mezzo al villaggio di Mergozzo, un altra via conduce al porto d'Anzola distante mezzo miglio; verso tramontana vi corrono le strade dette del Monte che accennano alle alpi.
Il fiume Toce vi passa nella parte australe e va a sboccare nel Lago Maggiore, ivi somministra molti pesci di varie specie la cui pesca con barca e rete è riservata al conte Borromeo.

Lateralmente al paese scorrono due torrentelli, che nelle loro escrescenze arrecano gravi danni al territorio. I monti che vi sorgono sono di salita difficilissima vi fanno buona prova i faggi i roveri i castagni selvatici ed altre piante.
Con un alpe ivi denominata Serena, confinano a levante il territorio di Santino e quello di Mergozzo, a ponente il comune di Premosello, ed a borea il territorio di Trontano.

A malgrado di incessanti fatiche e di gravissime spese, non si fanno che scarse ricolte di cereali. I maggiori prodotti di Cuzzago sono quelli del bovino bestiame e del taglio de boschi di faggi roveri e pioppi che si vendono maturi ogni cinque o sei lustri.

Oltre la parrocchiale evvi un oratorio sopra un colle dedicato alla natività di Maria Vergine. I terrazzani frequentano i mercati del borgo di Vogogna distante due miglia ed anche quelli di Pallanza.
Pesi misure e monete come in Vogogna. Gli abitanti sono robusti pacifici e solerti molti di loro sogliono condursi in paesi stranieri per esercitarvi il mestiere di peltraro o di muratore.

Cenni storici: Questo antico luogo appartenne alla signoria di Vogogna. Secondo il "Basilica Petri" la sua primitiva parrocchia fu staccata dalla vetusta pieve di Vergonzio, o Vergante, dacchè uno dei rettori di essa in torbidi tempi vi si venne a rifuggiare e fu quindi unita a quella di Miggiandone; posteriormente vi si eresse un altra parrocchiale già priorato di monaci sotto l'invocazione di S. Pietro la più antica di queste parrocchie è tuttora chiamata S. Martino de Cutiaco. popolazione 540


 La Chiesa Parrocchiale di San Martino a Cuzzago risale al 1629 ma una Chiesa più antica era presente già nel 1200, ampliata nel 1809 con l'aggiunta della Cappella dei Martiri, staccato dalla Chiesa si trova il campanile con la caratteristica cupola "a cipolla" che sostituì nel 1910 la precedente copertura; in origine, come in altri paesi ossolani, un tempo Cuzzago non aveva un proprio parroco, e per la messa veniva un canonico da Pieve Vergonte la cui Parrocchia aveva giurisdizione su tutto il vicariato dell'Ossola; ai margini del paese si trova anche la chiesetta della Madonna dello Scopello costruita alla fine del 1600 come forma di voto dopo la peste dei primi anni del 1600 (qui era presente un lazzaretto), a fianco si trova un bell'esemplare di Tasso la cui età risale probabilmente a un periodo antecedente alla Chiesa e anche al lazzaretto.

 Festa patronale (San Martino) a Cuzzago, l'11 novembre.

 Le prime notizie "ufficiali" riguardo il paese di Cuzzago risalgono al 1015, anno in cui il Vescovo di Novara ("padrone" di queste terre) fece donazione di alcune peschiere poste lungo il Toce, come quelle di Canzola (Anzola), e anche una a Cauclago... Nella piazza vicino alla Chiesa di S. Martino si nota il caratteristico (e scherzoso) monumento al cane (dal soprannome paesano per quelli di Cuzzago).

 Da segnalare vicino al paese, i manufatti della Linea Cadorna (trincee, postazioni per le mitragliatrici, ecc...), che nel 2015 sono state in parte segnalate e rese più agibili ai visitatori; anche Cuzzago, come Premosello, ha i suoi Caposaldi di livellazione (in zona ve ne sono altri lungo la strada provinciale...), quelli in paese si trovano presso la casa dell'ex Osteria Carolina dal Buret (Osteria della Stazione).

 Link: Associazione Culturale Latteria Sociale Turnaria di Cuzzago


 Da segnalare a Cuzzago, anche la sua stazione ferroviaria (ormai da tempo non più presidiata, ma fortunatamente, almeno fino ad ora, i treni locali si fermano sempre...), dove si nota naturalmente la caratteristica "Torre di Pisa" e i giardini all'italiana, poi statue. un trenino in miniatura, ecc... ora gran parte di questo è ormai fatiscente, gli abbellimenti (realizzati intorno al 1980), erano opera del capostazione Gabriele Carboni, e Cuzzago nel 1989 in un concorso indetto tra i capistazione che curavano i loro giardini, vinse il premio come "Stazione più bella d'Italia".
 La stazione entrò in servizio nel 1888 per il percorso Novara-Domodossola, mentre nel 1905 venne attivata la linea internazionale del Sempione realizzando una seconda stazione dirimpettaia alla precedente, si ebbero così due piazzali affiancati entrambi con un proprio fabbricato viaggiatori, una particolarità che hanno anche le stazioni di Premosello Chiovenda e Vogogna).

 (Innumerevoli volte sono partito da questa piccola stazione verso il versante o la cresta dei Corni di Nibbio, traversando Cuzzago dopo pochi minuti si può lasciare "la civiltà" e si entra in un altro mondo, in un ambiente a volte impegnativo e disagevole ma anche affascinante, a volte misterioso, che regala sensazioni spesso irripetibili...).

 Alcune immagini di una breve (e parziale) visita a Cuzzago con Fiorenzo nel dicembre 2018, altre immagini di Cuzzago sono presenti nelle gallerie di foto dei giri con partenza dal paese :

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