in Valgrande

da Ponte Casletto a in la Piana...

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Valgrande

 Aggiornamento di aprile 2017 :

 Ritorno dopo diversi anni (forse più di 15...), lungo il classico percorso della "traversata bassa" che da Ponte Casletto traversa verso In la Piana.

 Valeva la pena ripetere ancora un volta (forse l'ultima, per me...), questa traversata, profittando degli ultimi due giorni di bel tempo prima del previsto peggioramento che dovrebbe portare qualche pioggia dopo un lungo periodo asciutto; questo consente di trovare le migliori condizioni per questo giro, acqua non eccessiva nel torrente, clima fresco e appunto, terreno asciutto.

 Le condizioni del sentiero sono cambiate rispetto a un tempo... sono state installate delle catene in diversi passaggi impegnativi (non c'è naturalmente alcun rimpianto per i vecchi cordini, cavetti e fili elettrici presenti in certi punti, in particolare nel tratto iniziale, che in verità, più che dare sicurezza, personalmente, solo a vederli avevano l'effetto contrario...).



 Il percorso rimane comunque impegnativo, da fare solo con previsioni meteo sicure, in condizioni di terreno asciutto ed evitando i periodi di piena dei torrenti; sono presenti diversi tratti esposti, dove una scivolata può avere conseguenze fatali, portare uno spezzone di corda (20/30 m.) può essere utile.

 La presenza delle catene, se da una parte può considerarsi giusta per una maggiore sicurezza degli escursionisti, d'altra parte rischia naturalmente di attirare anche chi non è proprio adatto a questo genere di percorsi... calza a proposito la frase che ogni tanto capita di leggere, e cioè "non è che tutti debbano andare dappertutto"... in Valgrande ci sono sentieri e percorsi facili e difficili, c'è spazio per tutti, senza pretendere di fare cose al di sopra delle proprie capacità...

 


 Per la logistica, con due auto se ne può lasciare una a Colloro (se si esce dalla Colma di Premosello), e con l'altra andare fino a Bignuno dove ci sono poche possibilità di parcheggio (ma si può anche lasciarla a Rovegro, in questo caso ci sono poco più di tre km. da percorrere sulla stradina asfaltata).
 Usando i mezzi pubblici, a Malesco transita la linea della Ferrovia Vigezzina, e a Premosello la linea Milano - Domodossola, mentre per recarsi a Bignugno si possono utilizzare i taxi dalla stazione di Verbania Fondotoce (meglio prenotare uno o due giorni prima...).

 

 

 A gennaio 2014, visti i lavori effettuati lungo il sentiero negli anni 2012/2013, il Comune di San Bernardino Verbano con Ordinanza n. 4/2014 ha revocato il divieto emesso nel 1999.

   LINK :    Ordinanza n. 4/2014

                Determinazione del PNVG (del 28/12/2011) riguardante i lavori sul tratto Ponte Casletto - In la Piana.


 

 Questa traversata è una vera e propria "immersione" nella natura della Valgrande... e per apprezzarla a pieno, per cercare di trovare le giuste sensazioni che questo ambiente può trasmettere (per chi riesce a recepirle...), bisogna percorrerla con calma, e naturalmente fermandosi a pernottare lungo il percorso, ma questo non è preso in considerazione da molti... l'obiettivo di molti escursionisti, invece è quello di traversare più in fretta possibile per andare a rinchiudersi in un bivacco...

 Il luogo più "comodo" per pernottare è il pianoro dove si trovano i ruderi della "Baracca" dell'Arca (prima del guado c'è anche la frequentata grotta che offre un riparo, ma personalmente lo ritengo un luogo sempre troppo umido...),; più avanti, c'è praticamente solo un posto adatto come luogo di bivacco per un piccolo gruppo di persone, una "piazzola" con davanti i resti di un muretto costruito in un lontano passato, proprio di fronte alla Val Balm Bert; nel canalino che si traversa prima di raggiungerla, si trova normalmente l'acqua (se si è da soli, naturalmente si trovano anche altri luoghi, più o meno "comodi").

 La zona dell'Arca è comunque il posto migliore nel caso si preveda di fermarsi in valle per una seconda notte, ad esempio come avevo fatto la volta precedente, pernottando successivamente al Mottac, e poi uscendo dalla "Porta" di Ragozzale.
 


(Avvertenze...)

 Da Bignugno 460 m. (in questa occasione con Andrea, Francesco e Stella), si segue la stradina asfaltata che in breve, traversando la galleria, porta al Ponte Casletto 411 m. l'inizio del percorso è contrassegnato dalla presenza del vecchio cartello "sentiero pericoloso", dicitura tuttora valida... nel tratto iniziale si segue il percorso realizzato per recarsi alla diga e alla presa d'acqua sul torrente; in questo primo tratto, che un tempo era forse il più "insidioso", le vecchie e inutili "protezioni" (cordini vari), sono state sostituite dalla catene.

 Si passa su un nuovo ponte in metallo seguito dalle vecchie (e sempre belle) passerelle in legno, ora rinforzate; si giunge a un bivio, sulla destra in breve si può scendere a vedere il caratteristico Ponte di Velina 470 m. continuando lungo il sentiero per Orfalecchio, il percorso permette di evitare il ponte in legno di foto 26 che comincia a essere poco sicuro, poi c'è il caratteristico passaggio del "canapone", tuttora presente, ma c'è anche una più sicura catena (il sentiero originale traversava orizzontalmente, ricordo di averlo potuto seguire solo in una occasione, in un periodo veramente asciutto...).

 Con qualche veduta sul torrente,e alcuni passaggi interessanti (come quello di foto 33 dove la radice del faggio sulla destra sostiene il sentiero), si giunge a Orfalecchio 600 m. una breve pausa e continuiamo con belle vedute sulla dirimpettaia Val Manau, superate alcune piccole vallette si giunge nel canale della Val Piana (prima di raggiungerlo, in alto si intravede tra gli alberi, il Colletto omonimo che si raggiungerà), una catena permette di scendere ai massi del torrente (questo passaggio si può anche aggirare salendo prima sulla sinistra verso l'albero posto di fronte, personalmente preferisco questo passaggio...), dopo il canale inizia la ripida salita che porta al pianoro del Colletto di Val Piana dove si vedono ancora segni della passata attività dei boscaioli.

 Dal Colletto di Val Piana si scende lungo il versante opposto per un tratto, poi si traversa e ci si affaccia sulla zona dell'Arca (da uno speroncino si ha la classica e sempre suggestiva visione dall'alto dell'intaglio roccioso...), poi in breve si scende al torrente all'Arca 761 m. dove naturalmente vale la pena soffermarsi un momento per visitare bene la zona; con acqua non eccessiva, si può traversare passando sui massi (vedi foto 70, seguendo i segni di vernice rossa sulla destra quando si scende al rio); in caso di acqua alta si possono cercare dei piccoli tronchi o rami solitamente portati in zona dalle piene del torrente, in modo da costruire un "ponticello" (come avevo fatto durante la prima traversata), l'ultima possibilità è entrare in acqua, che però può essere molto profonda...

 Dopo il guado si seguono gli ometti (e anche i segni di vernice rossa che saranno presenti, anche se in modo non costante, lungo tutto il successivo percorso fino al Rio Fiorina, dove, in alcuni tratti, può esserci qualche incertezza sul giusto percorso da seguire...), che portano a risalire fino al pianoro dove si trovano i ruderi della "baracca" dell'Arca, zona frequentata in passato dai boscaioli, dalla zona dell'Arca partiva anche una decauville che portava il legname a Orfalecchio.

 Il sentiero prosegue salendo nel bosco verso nord (si troveranno vari saliscendi lungo tutto il successivo percorso, questo per poter superare i tratti altrimenti non praticabili); si supera La Valletta, la Val di Agalit (maggiociondoli), oltre a diverse altre vallette minori; con belle vedute verso la dirimpettaia Val Balm Bert, e poi più in lato verso le creste del Lesino e del Proman, si prosegue la traversata (di fronte si vede anche il tranquillo bosco che sale al Mottac), il sentiero richiede attenzione perchè traversa spesso vicino al bordo del precipizio sopra il torrente; si giunge al suggestivo e interessante tratto che traversa la Val Negra, preceduta dal caratteristico passaggio sulla ponteggia (in questa occasione, si camminava su un traballante tronchetto, però ancora in discreto stato...), poi le catene aiutano in un traverso sulla roccia e si scende al sempre bel Pozzo di Val Negra, ancora una catena aiuta a risalire il versante opposto (prima ci si aiutava in parte con un cespuglio sulla destra, che è ancora presente...).

 Il percorso prosegue in ambiente più tranquillo e poi si scende al guado del Rio Fiorina (dove in questa occasione l'acqua arrivava circa alle ginocchia), si può comunque scendere e traversare il rio anche più avanti...

 Risaliti sul versante opposto, si trova la traccia che traversa nella faggeta fino a una valletta sulla sinistra che si risale (molto suggestiva la vista di questa valletta in questa occasione, con una bella luce che illuminava le giovani foglie dei faggi...), risalendo la valletta si va a incrociare il sentiero che giunge da In la Piana, in questa occasione siamo invece saliti verso destra al pianoro dove un tempo era situato lo "storico" bivacco in lamiera, e dove si trovano i ruderi delle baite dei boscaioli; scendendo sul versante opposto si arriva al prato de In la Piana 970 m.


 Per "uscire" si può salire a Scaredi e poi, lungo la Val Loana, scendere a Malesco in Val Vigezzo, altrimenti, come fatto in questa occasione, si segue il largo sentiero che prosegue verso la Val Gabbio, sale alla Colletta e passando dall'Alpe Serena raggiunge la Colma di Premosello da dove si scende a Colloro.


 Immagini del 22/23 aprile 2017.

 I tempi per questo giro possono variare molto, a seconda di come si "interpreta" questa traversata; a chi è interessato più che altro alla "prestazione", certamente occorrerà meno tempo rispetto a quello da noi impegato, che è il seguente : (incluse soste e divagazioni)

 Da Bignugno all'Arca, circa 6 ore.

    Dall'Arca al guado sul Rio Fiorina, circa 4 ore.

       Dal guado sul Rio Fiorina a Colloro, circa 6 ore e mezza.

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   Immagini di qualche anno fa... :


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